Chi sono

Se siete arrivati fin qui forse vi interesserà sapere che...

...sono BIBLIOTECARIO per caso in un vecchio mulino e non-FOTOGRAFO per vocazione.
Si lo so, non è un gran che come inizio, ma questo per spiegarvi perchè a volte parto dalla mia strana biblioteca alla ricerca di storie e sogni, tra montagne, treni, libri per bambini e ragazzi, fumetti, musica, cinema. E dopo averne fatto incetta mi capita persino di sentire l’esigenza di mettere in fila tutte le tracce dei mondi sfiorati e narrarle.
Per farlo mi è toccato cercare segni adeguati per tradurre, organizzare e narrare il mio confuso immaginario, e metterlo a disposizione di chi, per caso o di sua sponte, incrocerà i miei (im)possibili universi.

Tra i tanti segni, quelli scritti con la luce, li ho trovati i più adatti a tradurre il mio personale sguardo; per questo ho cercato certezze e conferme tra chi quei segni li ha cantati, descritti e persino demonizzati, ben conscio che il contrappasso avrebbe potuto farmi finire nel girone infernale dei dubbiosi ansiogeni, quelli pieni di domande inutili perché retoriche.

Ho provato con Roland Barthes, per capire se effettivamente la fotografia rappresentasse la pratica del segno più vicina alle mie convinzioni e ai miei fantasmi.
Mi sono domandato con Italo Calvino perché continuo ad amare una cosa ormai sprovveduta di fascino e d’imprevisto come la fotografia.
Ho dato credito alle tesi di Susan Sontag che indica i fotografi come promotori attivi di nostalgia, e la fotografia come attestazione dell’inesorabile azione dissolvente del tempo.
E infine quando si è palesato Wim Wenders la confusione si è definitivamente trasformata in assioma: Ogni foto è anche un aspetto della creazione al di fuori del tempo e il poter fotografare è un atto di presunzione e di ribellione: è troppo bello per essere vero, ma è anche altrettanto troppo vero per essere bello (e se fosse l’assioma a essersi fatto definitamente confusione? mah…).

Così tra fantasmi di intellettuali, scrittori, registi e persino tizi - esperti assai - che ti relegano nel girone infernale dei “non-fotografi” e alla ricerca di una botta di autostima (latente fino a quel momento), ho dato credito al mio provato e vaneggiante Io interiore tirando fuori dai cassetti le foto scattate in questi anni, alla ricerca di possibili fili per legare tra loro immagini diverse e, forse, anche un po’ inutili.
Tra i tanti due mi sono sembrati i più resistenti per ordire trame: LA NARRAZIONE, legato al mio quotidiano vissuto di bibliotecario per ragazzi, con il bisogno professionale di raccogliere, catalogare, promuovere e, soprattutto, raccontare storie anche attraverso le parole, e il CONCERTO DI TRACCE lasciate sulla carta o sui bit da linee, forme, colori, grigi, bianchi, neri, piani e campi (peraltro messi un po’ ad cazzum, come direbbe qualche serio professore di fotografologia), generate da luci solari, artificiali e persino mentali .

L'intreccio dei miei fili ha prodotto trame diverse e forse persino interessanti, che simili a carte geografiche, ho provveduto a raccogliere nel sito che state maneggiando.
Un (non)luogo che contiene le mie fotografie - molte delle quali hanno avuto finanche l’onore e l’onere di essere esposte in biblioteche e centri culturali - e le mie parole, e aspira ad essere un personale ATLANTE del mio immaginario iconografico e narrativo del mondo (naturale e antropico) che da qualche anno mi tocca in sorte frequentare.

“L’atlante è il libro, il luogo in cui tutti i segni della terra, da quelli naturali a quelli culturali, sono convenzionalmente rappresentati: monti, laghi, piramidi, oceani, città, villaggi, stelle, isole. In questa totalità di scrittura e descrizione, noi troviamo il posto dove abitiamo, dove vorremmo andare, il percorso da seguire”


LE CITAZIONI:
Roland Barthes, L’impero dei segni
Italo Calvino, da Le follie nel mirino
Susan Sontag, Sulla fotografia
Wim Wenders, Una volta
Luigi Ghirri, Atlante